interviste lezioni
Wolfgang Kullmann
Aristotele: filosofia della natura, metafisica e logica
Versione integrale dell’intervista-lezione
Germania - Freiburg - Abitazione
14-07-1989

Dopo aver accennato alla classificazione aristotelica delle scienze teoretiche (metafisica, fisica e matematica) e ai loro rapporti reciproci, Kullmann passa ad illustrare i capisaldi della fisica di Aristotele: il concetto di movimento e la sua classificazione; la nozione di sostanza come unità di materia e forma; la dottrina delle quattro cause che Aristotele costruisce trasferendo il modello della tecnica come produzione umana al mondo della natura; la finalità naturale come "teleonomia", cioè come razionalità che esclude il ricorso ad un dio creatore o alla semplice idea di un'origine del mondo, postulando semplicemente un "motore immobile" che esercita sul cosmo una forza di attrazione; il ruolo combinato della necessità meccanica e del caso nella formazione dell'essere vivente.


Enciclopedia Multimediale delle Scienza Filosofiche-un progetto di Renato Parascandolo

Cristoph Jermann

Maria Teresa de Vito



Fiorinda Li Vigni

Il fatto che più della metà del "Corpus aristotelicum" sia dedicato a questioni di fisica e biologia, dimostra, secondo Wolfgang Kullmann, la centralità della filosofia della natura nel complesso dell'opera di Aristotele. Se Platone, sotto l'influenza del pitagorismo, riduce la natura vivente a rigide strutture geometriche, ritenendo che possa darsi scienza solo di ciò che è universale e immutabile, Aristotele, al contrario, introducendo un nuovo concetto di sostanza ritiene che lo scienziato naturale possa indagare la forma o specie nelle sue molteplici realizzazioni materiali e individuali. Nel tentativo di salvaguardare l'autonomia e l'autosufficienza di ogni singola disciplina, contro l'idea platonica di un sapere unitario e onnicomprensivo, Aristotele, a partire dagli Analitici Secondi, elabora quella suddivisione della scienza in una componente deduttiva e in una componente induttiva, che troverà un'eminente esemplificazione nella biologia e nella fisica, influenzando il pensiero scientifico successivo. Dopo aver accennato alla classificazione aristotelica delle scienze teoretiche (metafisica, fisica e matematica) e ai loro rapporti reciproci, Kullmann passa ad illustrare i capisaldi della fisica di Aristotele: il concetto di movimento e la sua classificazione; la nozione di sostanza come unità di materia e forma; la dottrina delle quattro cause che Aristotele costruisce trasferendo il modello della tecnica come produzione umana al mondo della natura; la finalità naturale come "teleonomia", cioè come razionalità che esclude il ricorso ad un dio creatore o alla semplice idea di un'origine del mondo, postulando semplicemente un "motore immobile" che esercita sul cosmo una forza di attrazione; il ruolo combinato della necessità meccanica e del caso nella formazione dell'essere vivente. Lo studioso tedesco accenna anche alla dottrina aristotelica dell'anima quale principio vitale indissolubilmente unito all'elemento materiale e all'antropologia aristotelica che, da una parte, concepisce l'uomo come semplice vertice di una scala naturale e, dall'altra, come razionalità teoretica che contempla la natura dall'esterno, approssimandosi alla perfezione della vita divina. Parlando, poi, degli influssi dell'aristotelismo sul pensiero scientifico successivo, Kullmann indica in Aristotele il precursore sia del cosiddetto "vitalismo", sostenuto in epoca moderna dal biologo tedesco Hans Driesch che per primo verificò sperimentalmente la teoria aristotelica dell'epigenesi ,sia del cosiddetto "riduzionismo" secondo cui gli organismi viventi sono riducibili alle loro componenti materiali. Su due punti, invece, secondo Kullmann, Aristotele si distingue profondamente dalla sensibilità scientifica moderna: la negazione dell'infinità del mondo e la negazione della storicità della natura.
 


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