Interviste lezioni
Adorno Francesco
I sofisti
Versione integrale dell’intervista-lezione
Firenze - La Colombaria
06-03-1987

Purchè si eviti di proiettare sul passato categorie storiografiche successive, secondo Adorno, ha una qualche legittimità il consueto paragone tra la sofistica e l'illuminismo moderno con la sua polemica contro la tradizione, le verità assolute, la religione ufficiale e la superstizione.


Enciclopedia Multimediale delle Scienza Filosofiche-un progetto di Renato Parascandolo

Renato Parascandolo

Maria Teresa de Vito



Francesco Rizzuto, Peter Farrell

Dopo aver distinto la cosiddetta "sofistica nobile" (Protagora, Gorgia, Ippia e Prodico), espressione della crisi culturale ateniese dalla sua degenerazione eristica e demagogica condannata da Platone, Francesco Adorno ne rintraccia l'origine, in primo luogo, in un nuovo interesse per il mondo degli uomini che, parlando e agendo, edificano le loro città; in secondo luogo nella dissoluzione dell'ontologia parmenidea messa in atto nello scritto gorgiano sul non essere che nega un essere univoco, cioè indicibile e indiscorribile; e, infine, nella critica di Anassagora e Senofane alla teologia ufficiale.Con questi "fisici" - "sofisti" nel senso originario del termine: "tecnici abili in un certo sapere" - i sofisti propriamente detti hanno in comune il metodo e l'interesse per il molteplice mondo dell'esperienza, concepita, però, non in termini naturalistici ma in termini politico-linguistici. Tutto ciò emerge dalla formula gorgiana secondo cui "la retorica è neutra", nel senso che è uno strumento utilizzabile, a seconda delle circostanze, per vincere e convincere, muovere e commuovere gli uomini.Anche Platone, compiendo il celebre parricidio del Sofista,abbandona la prospettiva eleatica ponendosi sul piano del discorso molteplice degli uomini che cerca di fondare attraverso l'anamnesi e la molteplicità delle idee, intese non come mitiche entità metafisiche ma come condizioni logiche di un giudizio che infranga la tautologica affermazione dell' "essere che è". Purchè si eviti di proiettare sul passato categorie storiografiche successive, secondo Adorno, ha una qualche legittimità il consueto paragone tra la sofistica e l'illuminismo moderno con la sua polemica contro la tradizione, le verità assolute, la religione ufficiale e la superstizione. Parlando di Protagora e dei suoi rapporti con l'Atene di Pericle, Adorno accenna ad alcuni momenti decisivi della storia greca:la lega "panionica", le monarchie politeistiche, i complicati flussi migratori attraverso i quali si è costituita quella nazione eterogenea che con un termine approsimativo ed improprio chiamiamo "Grecia". Adorno passa poi ad occuparsi di Gorgia che nel celebre "Elogio di Elena" concepisce il mondo come il frutto della libera capacità che ha la parola umana di modificare aspettative, umori e rapporti sociali. In questa prospettiva il gioco di parole, l'ironia e lo scherzo (paidia) diventano per la sofistica strumento di educazione (paideia) e libertà. Sia Gorgia che Platone non travalicano la dimensione politica del mondo degli uomini, anche se il primo si pone in una prospettiva storica relativistica ed orizzintale per la quale esistono molteplici forme di virtù, mentre il secondo elabora una prospettiva metafisica e verticale riconducendo il molteplice sensibile alla sua condizione unitaria, l'idea, da intendersi, etimologicamente (da orao= vedo) come unificante visione mentale.Adorno si sofferma diffusamente sulle opere principali di Protagora, Le Antilogie e Sulla verità, nella cui prima parte (Discorsi demolitori) si trova la celebre formula sull' "uomo misura di tutte le cose".


Francese