Interviste lezioni
Piergiorgio Odifreddi
Perché è difficile parlare di scienza?


2/3/1998
Piergiorgio Odifreddi sostiene che i media danno in genere poco spazio alla scienza o la ghettizzano in apposite rubriche, mentre scienza e tecnologia sono condizioni del nostro operare quotidiano.
Il Grillo
Giancarlo Burghi, Silvia Calandrelli, Raffaele Siniscalchi.




Piergiorgio Odifreddi sostiene che per fare una buona divulgazione scientifica non bisognerebbe trattare argomenti legati alla mera attualità delle scoperte. I media danno in genere poco spazio alla scienza o la ghettizzano in apposite rubriche, mentre scienza e tecnologia sono condizioni del nostro operare quotidiano. Odifreddi mostra un pallone da calcio, ricordando che è l’invenzione di un matematico e richiama l’attenzione sul fatto che le figure geometriche che lo compongono, esagoni e pentagoni, sono poligoni regolari. Odifreddi mostra come dalla rotazione di un rettangolo possa risultare sia un cilindro, sia una striscia di Möbius. Da figure come questa nasce la topologia. La matematica, se da un lato ha infinite applicazioni utili, dall’altro resta legata essenzialmente al gioco, che non per niente dà il nome alla Teoria dei giochi. Il problema serio è di non separare, con una specie di lobotomizzazione, i due emisferi del cervello: il destro, che presiede alla cultura artistica, e il sinistro, responsabile della cultura scientifica. In America le opere di divulgazione scientifica, spesso legate all’assegnazione di un Nobel, hanno un altissimo numero di tirature. Ma bisogna ricordare che anche un’opera difficile come gli Elementi di Euclide sono, dopo la Bibbia, l’opera che ha avuto nel tempo il maggior numero di edizioni. Odifreddi lamenta la mancanza di laboratori scientifici nelle scuole, ma più ancora depreca l’interattività che abbassa il livello di concentrazione necessario all’apprendimento. Odifreddi torna sulla disinformazione che gira intorno a eventi scientifici clamorosi, come la clonazione di Dolly o il caso Di Bella nella ricerca oncologica. Il gioco degli scacchi è un esempio del nesso strettissimo che passa tra matematica e gioco: è stato dimostrato matematicamente che c’è un modo sicuro di vincere per uno dei due giocatori. Anche il linguaggio, secondo Wittgenstein è fatto di «giochi linguistici» e la stessa letteratura, per l’Oulipo, è gioco. Odifreddi torna sul caso della pecora Dolly per spiegare che anche chi nasce con lo stesso patrimonio genetico come due gemelli monozigoti, si differenzia successivamente in base a differenti esperienze e contesti di vita. La maggiore facilità della divulgazione fisica, e soprattutto astronomica e cosmologica, rispetto a quella matematica, è dovuta alla possibilità delle prime di esibire immagini. Le scoperte scientifiche dovrebbero essere sempre assodate e chiarite, prima di essere portate a conoscenza del pubblico. Spesso nella divulgazione, non potendo fornire la dimostrazione, ci si ferma all’aneddoto. Per un primo approccio al ragionamento matematico Odifreddi consiglia l’Introduzione alla filosofia matematica di Bertrand Russell o la lettura di Borges. Un approccio valido potrebbe essere anche quello di cogliere la struttura matematica che sostiene tanto un’opera architettonica, quanto un testo letterario. Difficoltà analoghe a quelle della divulgazione scientifica si incontrano nella divulgazione tecnologica e, per un altro aspetto in quella letteraria. Un romanzo di Joyce, per es. non è facilmente divulgabile.