Interviste lezioni
Remo Bodei
Ricordare e dimenticare


26/5/1998
Per Remo Bodei l’oblio e le modificazioni della memoria non sono soltanto forme di opportunismo. Non è vero che la storia la scrivano sempre i vincitori. È vero invece che sia un’eredità contesa.
Il Grillo
Giancarlo Burghi, Silvia Calandrelli, Raffaele Siniscalchi.




Per Remo Bodei l’oblio e le modificazioni della memoria non sono soltanto forme di opportunismo: un ricordo può cambiare perché cambiano i criteri di selezione della memoria e un evento può essere dimenticato a causa di una rimozione. Non è vero che la storia la scrivano sempre i vincitori. È vero invece che sia un’eredità contesa. All’evento si sovrappongono le interpretazioni, che devono esser continuamente riprese. C’è tuttavia qualcosa (la Shoah, per esempio) che «inequivocabilmente è accaduto». Bodei si rifiuta di rispondere a una domanda sul fatto che gli Ebrei sono passati da oppressi a oppressori (dei Palestinesi), adducendo la considerazione che «la memoria è sempre divisa» e chiede a sua volta con quale diritto, in generale, un popolo abiti la (sua) terra. Non esiste memoria soggettiva senza «i quadri della memoria», le istituzioni - di qualsiasi genere - che custodiscono la memoria di un gruppo. Visionamento di una scheda filmata in cui Paolo Rossi parla della perdita della memoria (con riferimenti a Blade Runner e a La storia di un marinaio perduto di Oliver Sachs) e della sua esaltazione. Bodei riprende il discorso di Rossi, sottolineando che a volte il lavoro della memoria crea identità fittizie come la «Mosca, terza Roma», o la razza ariana, o addirittura una lingua come il greco moderno, «costruito a tavolino». Passando dal pubblico al privato, Bodei collega il rocchetto che un allievo gli mostra alla novella di Kafka Odradek, come oggetto in cui è depositato un passato, un po’ sul genere delle proustiane intermittences di cœur. Fenomeni come i ricordi d’infanzia sono possibili perché il tempo psichico è un incrocio di compresenza e di successione. Oggi però la memoria anche inconscia si esercita in gran parte su immagini già mediate dalla televisione, dando luogo a nuove forme espressive. Tornando alla sua dimensione pubblica, Bodei sostiene il dovere di tener fermo alla divisione della memoria per non sottrarsi alle responsabilità storiche a cui ci richiama. La ricerca storica serve a impedire che la memoria sia strumentalizzata da un gruppo per costruire miti che ne fondino l’identità. Oltre ai grandi stermini di massa ordinati dai totalitarismi del XX secolo, ci sono anche atrocità perpetrate con la connivenza dei poteri che avrebbero dovuto impedirle, come l’inquinamento atomico del Nevada negli USA. Cambiano le forme, ma non la pratica della violenza: la schiavitù, per es., continua in forme puramente economiche. Ma contro la violenza abbiamo l’arma della denuncia. Un esempio di questo si trova già in Tucidide (Guerra del Peloponneso, L. V), che in un celebre dialogo, ripreso anche da Hobbes, denuncia l’arroganza degli Ateniesi, che invocano il diritto del più forte nella resa dei Meli. La storia collettiva è il risultato di tante azioni individuali che, a causa dell’eterogenesi dei fini, spesso non vi si riconoscono. Nel presente c’è «un passato irredento» che ci spinge alle realizzazioni future. Senza memoria non c’è identità, ma senza oblio non c’è apertura al nuovo.