Interviste lezioni
Giulio Giorello
La verità nella scienza


22/12/1999
Giulio Giorello, partendo dalla considerazione che una legge di natura può essere invalidata anche da un solo esempio contrario, ritiene, in linea con il falsificazionismo popperiano che sia proprio questa possibilità a caratterizzare l’enunciato scientifico.
Il Grillo
Giancarlo Burghi, Silvia Calandrelli, Raffaele Siniscalchi.




Giulio Giorello, partendo dalla considerazione che una legge di natura può essere invalidata anche da un solo esempio contrario, ritiene, in linea con il falsificazionismo popperiano che sia proprio questa possibilità a caratterizzare l’enunciato scientifico. La scienza progredisce quindi sugli errori del passato: così è avvenuto per l’idea che il cuore fosse la sede del pensiero, così per il geocentrismo. Questi cambiamenti di paradigma reclamano cambiamenti profondi della mentalità. Giorello raccomanda cautela nel parlare di “verità scientifica”, perché così si carica la scienza di un compito che non è in grado di assolvere e propone di vedere una scheda filmata di Carl Gustav Hempel. I limiti della conoscenza scientifica non si possono stabilire a priori, ma si scoprono nel corso della ricerca. L’ingegnosità del ricercatore sta nell’aggirarli, per procedere oltre. Con le nostre conoscenze scientifiche, cambiano le nostre intuizioni morali, che reclamano la creazione di una giurisprudenza adeguata. La violazione della natura da parte della tecnica è un falso problema. La natura è inviolabile, perché la scienza può fare solo quello che le leggi di natura permettono. Resta una responsabilità specifica dello scienziato nei confronti degli altri esseri umani. Non si può limitare la scienza in nome della fede. Fede e scienza entrano in conflitto solo come sistemi di potere. Il compito di una grande teoria unificata è un ideale purtroppo in controtendenza con le dispute in voga. Forse bisogna riconoscere che c’è un momento interpretativo inseparabile dalla limitatezza delle nostre esperienze. Se non è possibile avere una conoscenza del tutto, è invitabile correre il rischio di sbagliare. Ma correre questo rischio, come insegna Dante (Inf. XXVI), è virtù. In definitiva ci sono invenzioni che hanno cambiato il mondo ad onta dei sistemi morali.