Interviste lezioni
Karl Raimund Popper
Contro la televisione


13/4/1993
Nel caso della televisione, secondo Karl Popper, non si puo' distinguere nettamente tra educazione ed informazione, poiche' ogni informazione infatti e' gia' scelta di significati e pertanto responsabilita' educativa, di cui gli operatori devono essere consapevoli.
Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche- La ricerca non ha fine
A cura di Renato Parascandolo, Maria Teresa de Vito e David Miller. Consulenza scientifica: Dario Antiseri, Vittorio Mathieu. Regia di Maria Teresa de Vito e Vittorio Rizzo.




Nel caso della televisione, secondo Karl Popper, non si può distinguere nettamente tra educazione ed informazione, poiché ogni informazione infatti è già scelta di significati e pertanto responsabilità educativa, di cui gli operatori devono essere consapevoli; nella difesa di una pretesa imparzialità dell'informazione non ci si può appellare del resto a valori pretestuosamente liberali. La scelta di mostrare troppe scene di violenza può avere effetti deleteri e giungere alla distruzione del tessuto civile; a questo proposito Popper ricorda anche la sua esperienza di educatore di bambini vittime di violenze familiari. Ritornando sul problema dell'ideale liberale sul rapporto tra informazione ed educazione, Popper parla dei criteri della limitazione dei poteri e del controllo della libertà da parte della legge. Sul modello dell' Ordine dei medici, Popper propone la fondazione di un «Istituto per la televisione» che promuova corsi di formazione, conferisca licenze, vincoli alla responsabilità professionale anche attraverso interventi disciplinari. Ogni libertà deve essere infatti limitata, e tale principio non è affatto in contrasto con il liberalismo; al contrario ne è parte integrante. Il criterio della limitazione della libertà di informazione deve valere anche per il teleschermo, affinché questo non diventi in realtà palestra di violenza. Una televisione non regolamentata può correre il rischio di diventare una sorta di «Grande Fratello» orwelliano, molto più che non una struttura autoregolamentata. Certamente anche il consumatore che ama scene di violenza risulterebbe poi forzatamente limitato, ma una tale privazione di piacere sarebbe motivata dall'esigenza di evitare pericoli ormai riconosciuti come reali perfino dalla casistica criminale. Per Popper nessuno avrebbe immaginato alcuni decenni fa che la televisione sarebbe diventata un fattore preponderante di educazione alla violenza dei bambini, in un crescendo di crudeltà e di orrore; per questo motivo egli esorta ad intervenire al più pesto e suggerisce come correttivo il metodo dell'autocensura. www.perlacultura.rai.it