Interviste Lezioni
Giovanni Jervis
Che cos' e' l'identita'?


6/4/1998
L’identità si forma per Giovanni Jervis non solo o non tanto in base all’immagine che ognuno si fa di sé stesso, ma ancor più a partire dall’immagine di sé che gli viene proposta dagli altri.
Il Grillo
Giancarlo Burghi, Silvia Calandrelli, Raffaele Siniscalchi.




L’identità si forma per Giovanni Jervis non solo o non tanto in base all’immagine che ognuno si fa di sé stesso, ma ancor più a partire dall’immagine di sé che gli viene proposta dagli altri. L’identità sociale si determina in base alla cultura in cui si nasce e alla posizione della propria famiglia. Ma si assiste sempre più al fenomeno della reinvenzione della propria identità nella società e nel processo produttivo. C’è per ciascuno una identità oggettiva, prodotto di un’autocostruzione e una identità soggettiva, portato dell’autoesame ed eventualmente dell’autostima. La psicologia, per spiegare l’autocostruzione della personalità, non parla più tanto di “volontà”, quanto di “motivazioni”, che vanno ponderate attentamente, soprattutto nella scelta della professione. Come hanno dimostrato le ricerche sui gemelli omozigoti, nella formazione dell’identità gioca un ruolo importante la predisposizione genetica. L’identità è “garantita” dal DNA. Ma ci sono anche fattori soggettivi, che possono indurre trasformazioni significative dell’identità. Nel disgregarsi delle società tradizionali, per effetto della globalizzazione, si registra un generale impoverimento dell’identità nelle popolazioni che vanno ad affollare le periferie delle capitali ex-coloniali. Il momento cruciale per la costruzione dell’identità è l’adolescenza. In Italia, più che in altri paesi, si registra una difficoltà generalizzata a staccarsi dalla famiglia per realizzare le proprie scelte lavorative e di vita. La famiglia italiana è iperprotettiva. I temi maggiori della psicoanalisi, così come, in ambito psichiatrico, i problemi di caratterizzazione delle schizofrenie non hanno una particolare attinenza con la questione dell’identità. Un interesse particolare per lumeggiare il problema dell’identità riveste il tema dell’identità falsa, soggettivamente e oggettivamente distinta da quella vera. Altrettanto interessante è la cosiddetta “crisi di identità” dell’adolescente, che si può determinare quando si esce dall’identità familisticamente determinata, per definirsi in funzione della società. Nella definizione dell’identità rivestono anche un ruolo preponderante le ideologie politiche con l’apporto, a volte, di un forte spirito di appartenenza (per es. il leghismo). L’emigrazione è un’altra via per la costruzione dell’identità, che apre sovente su difficoltà impreviste. Nella costruzione dell’identità bisogna distinguere nettamente tra personalità - relativamente permanente - e ruoli sociali che possono essere mutevoli. A livello del feto non è possibile parlare di identità in senso stretto, ma solo di predisposizioni legate ad elementi genetici. La propria identità è irripetibile (e come tale inestimabile), ma è anche oggetto di negoziazione tra il sentimento di autostima e le sue conferme sociali, che passano per l’altrui apprezzamento dei nostri investimenti oggettuali (in beni materiali, titoli, aspetto fisico ecc.). Nella determinazione dell’identità hanno una sicura incidenza situazioni traumatiche o dolorose, soprattutto nell’infanzia. L’esperienza delle “istituzioni totali” e in particolare la detenzione carceraria lunga (che non è certo riabilitativa) non costituiscono mai un fattore positivo nella costruzione dell’identità a causa della perdita di autostima che esse comportano. Quanto all’identità sessuale, bisogna notare che si forma in età assai precoce. Ma il suo riconoscimento soggettivo avviene di solito tra il secondo e il terzo anno di età, con l’acquisizione di una piena consapevolezza del corpo.